Classico


Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

  • Quintetto in mi bemolle maggiore KV 452
    Largo – Allegro moderato
    Larghetto
    Rondò: Allegretto

 

***

 

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

  • Quintetto in mi bemolle maggiore op. 16
    Grave – Allegro ma non troppo
    Andante cantabile
    Rondò: Allegro ma non troppo

Ensemble Dialoghi

L’Ensemble Dialoghi (Barcellona, Spagna) esplora il repertorio per fiati e fortepiano, in particolare del Classicismo e del Romanticismo.
Attraverso l’uso degli strumenti storici, aiuto fondamentale per comprendere il linguaggio dell’epoca, i musicisti di Dialoghi adorano condividere con il pubblico i vari codici del linguaggio musicale, con l’obiettivo di riscoprire la vasta gamma di emozioni contenuta nei brani interpretati.
Nel caso specifico del Classicismo viennese, Dialoghi vuole attirare l’attenzione sulle profonde relazioni fra musica strumentale, opera, teatro e commedia dell’arte.
Il primo CD dell’ensemble, con i quintetti di Mozart e Beethoven per fiati e fortepiano, è stato pubblicato dall’etichetta Harmonia Mundi nel 2018.
Nella stagione 2018/19 si ha avuto la possibilità di ascoltarli a Ginevra, Roma, Oslo, Tokyo, Bruxelles, Varsavia, Brema, Singapore. Nel 2019/20 saranno a Padova, Locarno, Firenze, Varsavia, Ginevra, Montréal e al Festival di Hindsgavl in Danimarca.
Cristina Esclapez (Spagna) insegna alla Escola Superior de Música de Catalunya e al Conservatori Superior de Música del Liceu, a Barcellona. Durante i suoi anni di studio al Conservatorio di Bruxelles scopre la sua passione per la musica da camera e comincia a collaborare con artisti quali Vicens Prat, Jaime Martín, Benoît Fromanger, Philippe Bernold, Branimir Slokar, Michel Becquet, Lorenzo Coppola. Nel 2006 si avvicina ai pianoforti storici e nel 2014, con i suoi colleghi, fonda l’Ensemble Dialoghi.
Josep Domènech (Spagna), dopo aver studiato sotto la guida di Alfredo Bernardini al Conservatorio di Amsterdam, è diventato in seguito professore di oboe nella medesima istituzione. Collabora con la Freiburger Barockorchester, Les Talens Lyriques (Christophe Rousset), il Bach Collegium Japan (Masaaki Suzuki), il Giardino Armonico (Giovanni Antonini), la Orchestre Révolutionnaire et Romantique (Sir John Eliot Gardiner) e Le Concert de Nations (Jordi Savall).
Lorenzo Coppola (Italia) è professore di clarinetto storico e musica da camera alla Escola Superior de Música de Catalunya a Barcellona. Collabora con la Freiburger Barockorchester, Les Arts Florissants, La Petite Bande e altre orchestre con strumenti storici. Ha registrato alcuni pezzi significativi del repertorio del clarinetto, come il Concerto di Mozart KV 622 con la Freiburger Barockorchester, il Quintetto KV 581 con il Quartetto Kuijken, l’Ottetto di Schubert con Isabelle Faust.
Bart Aerbeydt (Belgio) è primo corno della Freiburger Barockorchester e collabora regolarmente con altri ensemble con strumenti d’epoca, come la Akademie für Alte Musik Berlin (Germania), l’Orchestra del XVIII Secolo (Olanda), l’Orchestre des Champs Élysées (Francia), Concerto Koeln (Germania). Si è spesso esibito in veste di solista, eseguendo il Concerto di Graun, il Doppio Concerto di Telemann, il Quoniam della Messa in si minore di Bach, la Sinfonia Concertante di Mozart.
Javier Zafra (Spagna) è primo fagotto della Freiburger Barockorchester e insegna alla Hochschule für Musik Freiburg e al Conservatorio Reale di Bruxelles.
È membro fondatore dell’orchestra parigina “Le Cercle de l’Harmonie”. Si esibisce spesso in veste di solista: ha suonato recentemente il Concerto per fagotto di Mozart alla Wigmore Hall di Londra e al Lincoln Center di New York, esecuzione, quest’ultima, particolarmente lodata dal New York Times.

L’esecuzione in sequenza dei due Quintetti programmati per stasera ha una sua naturale logica, non solo per la fattuale comunanza esteriore di genere, organico e tonalità, ma anche perché si presta a prefigurare un processo di ideale derivazione dall’uno all’altro che vale quasi come passaggio di consegne.
Benché nella generalità delle forme trattate da Mozart un pezzo cameristico per fiati possa apparire con i tratti del lavoro di circostanza, qui siamo al cospetto di un indiscusso capolavoro di ingegno e felicità inventiva che non è meno dignitoso di qualsiasi altro genere ‘alto’. Per questo il Quintetto KV 452 ha sempre goduto della massima considerazione presso la critica, assecondando in questo il giudizio dato dallo stesso Mozart quando dichiarò che quella sua composizione era «la cosa migliore che abbia mai scritto finora in vita mia».
Si era verso la metà degli anni Ottanta e Mozart si trovava nel suo momento produttivo più prestigioso, come è testimoniato dalla straordinaria fioritura di concerti per pianoforte creati per il pubblico viennese. Il motivo di tanta soddisfazione nei riguardi del Quintetto in mi bemolle ha a che fare essenzialmente con questioni di stile ossia con il fatto di aver elevato la produzione da camera con strumenti a fiato dalla semplice cordialità tipica della Hausmusik semidilettantesca al rango di un autentico prodotto d’arte. Il trattamento degli strumenti da parte di Mozart è vòlto all’ottenimento di un perfetto amalgama sonoro in cui ogni voce ha il suo giusto rilievo ed è chiamata ad interagire in regime di parità con gli altri strumenti, non diversamente da come avveniva nella logica dialogante del quartetto d’archi. Il pianoforte, a sua volta, è chiamato al compito importantissimo di tenere insieme tutto l’ordito musicale che si va snodando con tanta naturalezza, e sebbene la sua presenza sia di assoluto rilievo si mantiene anch’esso in coerenza con la logica del primus inter pares. A questo effetto di armonioso amalgama sonoro si deve la gioia, denunciata dallo stesso autore, di suonare questo pezzo, che poi si trasmette anche in chi lo ascolta.
L’importanza del brano è resa subito evidente dall’introduzione lenta di inusitata estensione; ma è nel Larghetto centrale che si concentrano le maggiori attrattive con quel continuo fiorire di idee che passano nel modo più spontaneo da uno strumento all’altro in un gioco sottile di sfumature. Né mancano nel suo decorso alcune sorprendenti audacie armoniche che arricchiscono l’interesse del pezzo senza per questo arrecare inutili tensioni.

Dodici anni separano questo ineguagliato capolavoro mozartiano dall’omologo Quintetto op. 16 di Beethoven, che ha conosciuto una fortuna critica non altrettanto lusinghiera ed è anzi passato piuttosto inosservato nella valutazione complessiva delle sue opere, subendo la sorte che normalmente si riserva ai lavori recepiti come non necessari o non completamente rappresentativi del loro autore.
Per come è stato costruito, il Quintetto denuncia gli stessi intendimenti che erano stati di Mozart: rendere la produzione per fiati un prodotto autenticamente dignitoso quanto a valori musicali e al tempo stesso assecondare lo sviluppo tecnico di strumenti che all’epoca erano ancora in via di perfezionamento.
Ad essere mutati, però, erano i gusti e le comuni aspettative, sicché quel tardo riflesso di grazia settecentesca poteva essere percepito come un poco rétro.
Non sembra dubbia l’intenzione beethoveniana di orientare il suo pezzo nel senso di un esplicito omaggio a Mozart. Ciò avviene non soltanto negli elementi esteriori quali la distribuzione dei tempi con l’avvio lento e solenne che prepara il primo Allegro, ma anche nell’inserimento nel tessuto musicale di velate citazioni da opere del maestro salisburghese. Ma più ancora conta lo spirito di fondo che governa il componimento, ossia quella pacatezza e serenità che pur non erano parte della dotazione naturale di Beethoven.
Su questo lavoro di «consapevole convenzionalità» lo studioso Carli Ballola ha notato acutamente che «esiste, per ogni artista, un breve periodo di felice irresponsabilità stilistica, nel quale gli è ancora possibile d’esprimersi validamente mediante una sorta di koinè, prima che giunga, inesorabile, il dovere di una scelta». Quella scelta di sincerità artistica arriverà ben presto e assumerà i profili della Sonata per pianoforte, del Quartetto d’archi, della Sinfonia.

Diego Cescotti