Moderno


Ernest Bloch (1880-1959)

  • Sonata n. 2 “Poème mystique”

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

  • Sonata n. 10 op. 96
    Allegro moderato
    Adagio espressivo
    Scherzo. Allegro
    Poco Allegretto

 

***

 

Ferruccio Busoni (1866-1924)

  • Seconda sonata in mi minore op. 36a

Nurit Stark

Nurit Stark, violinista e violista israeliana, ha compiuto gli studi presso la Rubin Academy di Tel Aviv con Haim Taub, presso la Juilliard School di New York con Robert Mann, presso la Musikhochschule di Colonia con il Quartetto Alban Berg e con Ilan Gronich presso l’Università delle Arti di Berlino, dove ha conseguito il titolo di perfezionamento.
Si è esibita in qualità di solista con orchestre tra cui la Israeli Philharmonic diretta da Zubin Mehta, Münchner Radio Orchestra diretta da Dmitry Sitkovetsky, Bremen Philharmonic, São Paolo Symphonic Orchestra, Symphony Orchestra of India, Lithuanian Chamber Orchestra, Orchestra da Camera di Mantova.
Come musicista da camera è apparsa nei maggiori festival internazionali, come Lockenhaus Kammermusikfest, Schleswig Holstein Festival, Rheingau Festival, Mozart Festival di Augusta, Wien Modern, Donaueschinger Musiktage, Milano Musica, West Cork Music Festival, Pacific Music Festival Sapporo, Davos Festival, Chekhov Festival di Mosca, Ensemble enScène di Losanna. Ha tenuto concerti in Europa, Israele, Giappone e Stati Uniti, in sale come Carnegie Hall a New York, Philharmonie a Berlino, Konzerthaus a Vienna, Birmingham Symphony Hall, Mozarteum a Salisburgo, Tonhalle a Zurigo. È stata ospite come spalla in orchestre come l’Orchestra da Camera di Mantova e la Lausanne Chamber Orchestra.
L’amore e la dedizione per la musica contemporanea l’hanno portata ad eseguire molte prime assolute, alcune a lei dedicate, e a collaborare con compositori come Sofia Gubaidulina, György Kurtag, Peter Ablinger, Peter Eötvös, Beat Furrer, Viktor Suslin, Valentin Silvestrov, Georg Nussbaumer, Deirdre Gribbin e Ernstalbrecht Stiebler.
Da molti anni collabora con il pianista Cédric Pescia. Il duo è sostenuto dalla Fondazione Forberg-Schneider. L’attività di Nurit Stark è inoltre supportata dalla Ernst von Siemens Foundation, dalla fondazione America-Israele, dalla fondazione Ilona Kornhauser e dalla fondazione Otto and Regine Heim. Ha vinto premi in vari concorsi: Concorso “George Enescu” a Bucarest, concorso di musica da camera “Premio Trio di Trieste”, Concorso per Violino “Leopold Mozart” a Augusta e Concorso Internazionale per Violino “Ibolyka Gyarfas”.
Dal 2006 collabora assiduamente anche con il soprano Caroline Melzer, con cui ha eseguito i Kafka Fragments di György Kurtag. La tournée in Russia e Polonia è stata anche l’occasione per produrre la video-installazione roundhouse Reverb in collaborazione con la video-artist britannica Isabel Robson. Il duo Stark-Melzer ha tenuto masterclass e workshops presentando questa importante opera di G. Kurtag al festival WienModern, all’Università di Mannheim e all’Università di Graz.
Nel 2019 è diventata titolare della cattedra di violino presso la Musikhochschule di Stoccarda. Dal 2005 Nurit Stark partecipa regolarmente a progetti di avanguardia, esibendosi in teatri come Schaubuehne e Volksbuehne a Berlino, Teatro di Stoccarda, Teatro Bobigny di Parigi, Burgtheater di Vienna, Kammerspiele Munich e Le Maillon di Strasburgo, sviluppando progetti artistici in cui sono integrati elementi musicali e scenici.
Ha registrato opere di Ferruccio Busoni, George Enescu, Clara Wieck e Robert Schumann, Ernest Bloch, per violino/viola e pianoforte con Cédric Pescia per l’etichetta Claves Records e composizioni di musica da camera di Olivier Messiaen per Genuin Records. Per BIS ha inciso opere cameristiche di Viktor Suslin e Sofia Gubaidulina e i Kafka Fragments di György Kurtag con Caroline Melzer (incisione che nel 2015 ha vinto il premio della critica musicale tedesca).
Nel corso dell’estate 2020 verrà presentato il suo nuovo cd con opere per violino solo/viola sola di Bela Bartók, Sandor Veress, György Ligeti, György Kurtag e Peter Eötvös per l’etichetta BIS.
Suona un violino Pietro Guarneri di Mantova del 1710.

Cédric Pescia

Cédric Pescia, pianista dalla doppia nazionalità francese e svizzera, è nato a Losanna. Ha studiato con Christian Favre al Conservatorio di musica di Losanna, quindi con Dominique Merlet al Conservatorio di musica di Ginevra, dove è stato insignito, con lode, del primo premio per il virtuosismo; ha quindi completato il proprio percorso di studi Klaus Hellwig presso l’Università delle Arti di Berlino.
Ha inoltre studiato con Pierre-Laurent Aimard, Daniel Barenboim, Henri Barda, Dietrich Fischer-Dieskau, Ivan Klansky, Christian Zacharias, Ilan Gronich e con il Quartetto Alban Berg. Tra il 2003 e il 2006 è stato ammesso a frequentare i corsi della prestigiosa Accademia Internazionale di Pianoforte del Lago di Como; in quest’occasione ha lavorato con Dimitri Bashkirov, Leon Fleisher, William Grant Naboré, Menahem Pressler, Andreas Staier e Fou Ts´ong.
Nel 2002 ha vinto il primo premio alla Gina Bachauer International Artists Piano Competition di Salt Lake City (USA).
Si è esibito in tournée in Europa, Cina, Sudamerica, Nord Africa, USA, in sale prestigiose come Philharmonie e Konzerthaus a Berlino, Laieszhalle a Amburgo, Mozarteum a Salisburgo, Carnegie Hall a New York, Shanghai Oriental Arts Center, Wigmore Hall a Londra, Tonhalle a Zurigo, Vienna Konzerthaus. È stato ospite di importanti manifestazioni come il Festival della Primavera di Praga, Lucerne Festival, Menuhin Festival-Gstaad, Schleswig-Holstein Musik Festival, Sommets Musicaux di Gstaad, Davos Festival, Festival de Radio France et Montpellier, Les Muséiques a Basilea e Schubertiade a Hohenems.
Si è esibito assieme a numerose orchestre, tra cui l’Orchestre de la Suisse Romande, l’Orchestra da Camera di Losanna, l’Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”, Utah Symphony, gli Archi del Festival di Lucerna, l’Orchestra della Svizzera Italiana, Ensemble Oriol di Berlino, la Klassische Philharmonie di Bonn, la Camerata Bern, la Basler Kammerorchester, la Deutsche Radio Philharmonie Saarbrücken Kaiserslautern, la Göttinger Symphonie Orchester e l’Orchestre National de Lille.
Oltre all’intensa attività di solista, il suo amore per la musica da camera lo porta a esibirsi regolarmente assieme ad altri importanti musicist. Da molti anni collabora strettamente con la violinista Nurit Stark.
È fondatore e direttore artistico di Ensemble enScène, stagione di Losanna dedicata alla musica da camera.
Nel 2005 e nel 2007 è stato membro della giuria al Concorso “Clara Haskil” di Vevey.
Tiene masterclass negli Stati Uniti e in Europa, tra le altre presso la prestigiosa Accademia Pianistica Internazionale “Incontri col Maestro” di Imola. A partire dal 2012 ricopre il ruolo di titolare della cattedra di pianoforte presso la Haute Ecole de Musique di Ginevra. Nel 2007, Cédric Pescia è stato insignito del Prix Musique della Fondation Vaudoise pour la Culture. Ha inoltre ottenuto la borsa di studio della Fondazione Leenaards di Losanna. Per Claves Records, AEON, La Dolce Volta, BIS, Genuin, ha inciso opere di J. S. Bach, F. Couperin, Beethoven, Schubert, Schumann, Debussy, Busoni, Enescu, Messiaen, Cage, Suslin, Gubaidulina. Le sue registrazioni sono sempre state accolte con entusiasmo dalla critica musicale.

BLOCH – Svizzero per nascita e statunitense per successiva naturalizzazione, Ernest Bloch è autore di intense pagine ispirate alla tradizione culturale ebraica e in quanto tali dotate di pregnanti contenuti spirituali da veicolare attraverso i suoni. Forte di ottimi studi violinistici nella classe brussellese di Eugène Ysaÿ, Bloch si indirizzò per la composizione alla Germania ove completò gli studi superiori. Nel campo violinistico si ricorda di lui uno dei brani di maggior effetto, Baal Shem, che assieme alla rapsodia per violoncello Shelomo costituisce il suo maggiore contributo alla produzione di musiche d’ispirazione ebraica. La sofferta anima di quel popolo emerge pienamente nei suoi lavori sempre improntati a serietà quando non a intensa drammaticità. Non così la seconda delle sue due Sonata per violino, che si propone dichiaratamente di trasmettere un messaggio di speranza e pacificazione, come rivela anche il titolo di Poème Mystique. Il brano, creato da Bloch nel 1924, si distingue per il tono generale elevato e la profusione atmosfere di spiritualità. Esso è concepito in un unico grande movimento che procede in modo autonomo, senza una forma precisa e senza tematismi vincolanti, quasi come un’unica grande improvvisazione che non cede mai a ragioni tecniche materiali o contingenti. Forti slanci di tensione si susseguono nel decorso del brano, enfatizzati dal frequente ricorso ai registri sovracuti.

BEETHOVEN – Per uno di quei paradossi dell’arte che dovrebbero sempre sconsigliare la ricerca di una corrispondenza obbligata tra lo stato d’animo dell’artista e l’opera scritta in un dato momento, la Sonata op. 96 (1812) di Beethoven, così serena e piena di calma spirituale, ebbe origine da una mente in preda a cupi tormenti e sofferenze morali.
Tutto in essa, dall’estrema eleganza di scrittura alla perfezione dell’equilibrio formale, dalla condotta pianamente discorsiva al rifiuto di qualsiasi gesto plateale, è testimonianza di una raggiunta saggezza nonostante e in virtù del dolore dell’uomo.
Ben dieci anni separano questa Sonata dalla precedente, la famosa Kreutzer, che era stata uno degli esempi preclari del Beethoven ‘furioso’ in lotta con il destino, e rispetto a quella si pone come evidente contraltare per la sua compostezza e il suo equilibrio, quasi a significare un ideale ritorno a Mozart. L’insolito inizio con il trillo in levare e l’inciso interrogativo del violino è tra i meno ‘beethoveniani’ proprio a motivo della voluta assenza del gesto vigoroso-eroico: ciò immette subito il pezzo in un’atmosfera di raccolto lirismo che esclude il dramma del coinvolgimento personale. Tale impostazione si ritrova in ognuno dei quattro movimenti di cui la Sonata si compone, con un estatico Adagio espressivo al secondo posto, uno Scherzo in minore dal gusto viennese e un Poco Allegretto finale che consta di un tema di sapore popolaresco seguito da una serie di variazioni, condotte con grazia e felicità inventiva.

BUSONI – Identificato essenzialmente come prestigioso rappresentante del pianismo internazionale tra Otto e Novecento, Ferruccio Busoni fu una figura complessa e affascinante che contribuì in modo sostanziale anche all’elaborazione di teorie estetiche avanzate e al dibattito sui destini della musica nel difficile momento di passaggio dalla stagione romantica all’apertura alla modernità. Come spesso avviene per coloro il cui pensiero è troppo in avanti sui tempi, egli risultò alla fine alquanto incompreso e sottovalutato rispetto agli effettivi meriti, e ancor oggi è conosciuto e apprezzato solo in ambiti ristretti di studiosi.
Il retaggio familiare (il padre italiano, la madre tedesca) gli permise di operare scelte di campo in accordo con le proprie esigenze, inclinando verso il mondo germanico che offriva condizioni culturali migliori, ma con il rimpianto di non poter contribuire più direttamente alle sorti del proprio paese di nascita, dove sognava di mettersi alla testa di un’azione di rinnovamento di cui non si vedevano ancora le premesse. Pur attraverso questa dualità tra le culture vissuta apparentemente senza conflitti identitari, Busoni ci si presenta piuttosto come uomo di dimensione cosmopolita, portato dalla propria attività concertistica e didattica a soggiornare nei posti più disparati, da Lipsia a Helsinki, da Mosca a Boston, da Zurigo a Berlino, che rimase la sua città di riferimento.
La sua seconda Sonata per violino e pianoforte (1898) appartiene a un momento cruciale della sua vita: egli stesso aveva dichiarato esplicitamente di aver trovato attraverso di essa la sua strada come compositore e la piena affermazione della propria personalità di artista.
Osservandone la macrostruttura, vi si nota la distribuzione piuttosto anomala dei tempi, che fa pensare a certe soluzioni beethoveniane, con il peso maggiore che ricade sulla sezione finale. A un primo tempo di durata regolare seguìto da un fulmineo Scherzo a guisa di intermezzo, si passa infatti a un lunghissimo movimento finale inglobante un tema con sei variazioni, che costituisce il vero cuore del componimento. Per quanto disparati per funzione e carattere, i tre tempi vanno eseguiti, senza soluzione di continuità, così da assicurare all’opera una continuità perfetta lungo i trenta minuti in cui dura.
Come capita altre volte in Busoni, si riscontra nello sviluppo interno di questa Sonata un certo gusto per l’accostamento fantasioso di situazioni eterogenee: nella fattispecie di un corale bachiano con un tempo di tarantella. Caratteristico della costruzione è anche il ritorno periodico nel corso della composizione di vari elementi tematici più o meno trasformati con funzione di reminiscenza. Tutto questo conferisce alla Sonata un carattere precipuo di peripezia.
La costruzione di questo ultimo movimento è dunque particolarmente interessante: si apre con una lenta introduzione dal carattere pensoso e dopo altri momenti di transizione conduce al tema del corale «Wie wohl ist mir»; le sei variazioni che da esso si dipartono sono distribuite in varietà di caratteri, ma con prevalenza del registro serioso e in certi punti funereo. Proprio alla fine di questo percorso ricorre per l’ultima volta il ricordo del motto d’inizio del movimento e addirittura la situazione di apertura della sonata, il che vale come suggello posto all’intera composizione.

Diego Cescotti