Over the mood


Erik Satie (1866-1925)
Gymnopédie n.1

Agustín Barrios Mangoré (1885-1944)
Julia Florida

Astor Piazzolla (1921-1992)
Primavera Porteña
Inverno Porteño

Agustín Barrios Mangoré
Un Sueño en la Floresta

Miguel Llobet (1878-1938)
Variazioni sulla Follia di Spagna

 

***

 

Django Reinhardt (1910-1953)
Nuages

Toots Thielemans (1922-2016)
Bluesette

Billy Strayhorn (1915-1967)
Take the A Train

Dizzy Gillespie (1917-1993)
A Night in Tunisia

Antônio Carlos Jobim (1927-1994)
A Felicidade

Francesco Scelzo

Francesco Scelzo ha iniziato i suoi studi al conservatorio di musica San Pietro a Majella di Napoli con il M° Maurizio Villa, e si è perfezionato presso la prestigiosa Guildhall School of Music and Drama di Londra, sotto la guida di Robert Brightmore. È risultato vincitore di numerosi concorsi internazionali tra cui l’“Ivor Mairants” di Londra, l’“Enrico Mercatali European Guitar Competition” di Gorizia, il “Brno International Guitar Competition” in Repubblica Ceca e l’“Omis International Guita Cometition” in Croazia. Nel 2010 è’ risultato vincitore del Premio Nazionale delle Arti per la categoria “chitarra” (concorso riservato a tutti i chitarristi dei conservatori italiani).
Svolge un’intensa attività concertistica sia da solista che in duo con il violinista Riccardo Zamuner, con la violoncellista Catherine Lee (con la quale ha ultimato la registrazione di un nuovo progetto discografico in uscita a luglio 2019), con il soprano, giovanissima figlia d’arte, Giulia Lepore e in trio con la poliedrica cantante Jazz, Emilia Zamuner e Zack Alderman. È inoltre chitarrista classico dell’Orchestra Ritmico Sinfonica del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, diretta dai maestri Mariano Patti e Marco Sannini, attualmente è impegnata in una produzione classica/jazz che rende omaggio a Leonard Bernstein.
Si è esibito per importanti festival musicali e sale da concerto come Il Ravello Festival, il Capri Jazz festival, il festival Andres Segovia di Madrid, la fondazione William Walton di Ischia, l’associazione Rodolfo Lipitzer di Gorizia, la filarmonica di Rovereto, l’Ischia Jazz Festival, la Wigmore Hall di Londra.
Ha al suo attivo due CD (Welcome – NoVoicesRecord 2013; Mood Swings – SoundLiveRecord 2017) ed un DVD, Over the Mood uscito a marzo del 2019.
Attualmente studia Jazz con i maestri Francesco Buzzurro, Sandro Deidda e Guglielmo Guglielmi presso il conservatorio di musica “G. Martucci” di Salerno ed è docente di chitarra di ruolo, presso il liceo musicale “F. Severi di Castellammare di Stabia (NA).

Erik Satie è stato un compositore e pianista francese. Realizza le sue prime composizioni a fine Ottocento, ma il periodo più fecondo è quello modernista a partire dal 1905 quando si trasferisce a Parigi. Nel contesto della musica francese a cavallo tra ‘800 e ‘900 Satie occupa una posizione caratterizzata da una forte polemica: con la sua musique de tapisserie rappresenta una satira molto forte contro l’accademismo e la musica dotta che culmina anche nei balletti. Per il suo temperamento irriverente verso le tradizioni musicali, attraverso i suoi componimenti arriva ad intuizioni ardite per ciò che concerne armonia e ritmo.
Egli scrisse 3 Gymnopédies concepite come tre brani autonomi, riuniti in un’unica raccolta, stampata dal padre, editore di musica. Il nome di queste composizioni si rifà ad un’antica festività spartana nel quale aveva luogo una danza processionale seguita da canti ed esercizi ginnici. I brani sono costruiti su un’ambiguità armonica che influenzerà Debussy nel passaggio dal simbolismo all’impressionismo. Quest’ultimo orchestrò la prima e la terza Gymnopédie invertendo anche la numerazione, ritenendo che la seconda non si prestasse all’orchestrazione.

August Barrios Mangoré è stato un chitarrista e compositore. Grande virtuoso di chitarra, fu anche un attento conoscitore delle problematiche tecniche del suo strumento. Prese successivamente il nome di “Mangoré” in omaggio a un grande capo indio che combatté contro l’invasore spagnolo. Barrios volle far emergere le radici arcaiche dello strumento, legate ad un mondo magico e spirituale, anche nelle opere realizzate in perfetta aderenza ai canoni della musica colta occidentale e nei lavori di trascrizione di musica per altri strumenti. La sua gloria è legata alle composizioni per chitarra sola che egli scrisse in diverse epoche: molte di esse sono di ispirazione popolaresca, ricche di fascinosi effetti musicali; altre si rivolgono alla musica romantica e traboccano di invenzioni melodiche e raffinate armonie. In altri casi il modello di Barrios è nei preludi di Bach: nel Preludio en do menor si eleva in una solitaria meditazione intrisa di poesia e spiritualità. Dal punto di vista musicologico grande importanza hanno le incisioni su disco delle sue composizioni, considerate le prime incisioni chitarristiche della storia.

Astor Piazzolla è stato un musicista, compositore, arrangiatore argentino ed è considerato il musicista più grande del suo paese. La sua musica ha ottenuto consensi in Europa e nell’America del Nord prima che nel suo paese, dov’è conosciuto come il Gran Astor o ElGato (il Gatto, per la sua abilità e ingegno). È considerato tra i più importanti musicisti di tango, di cui è stato un riformatore. Il “nuevo tango” di Piazzolla è diverso dal tango tradizionale perché incorpora elementi presi dalla musica jazz e fa uso di dissonanze e altri elementi musicali innovativi utilizzando strumenti che non venivano usati nel tango tradizionale (l’organo Hammond, la marimba, le percussioni…). È autore di numerosi brani strumentali e vocali.
Piazzolla scrive, tra il 1965 e il 1970, Quattro Estaciones Porteñas omaggio al genio del Settecento strumentale italiano Antonio Vivaldi; ispirandosi al violino introduce il bandoneón (un tipo di fisarmonica fondamentale nelle orchestre del tango argentino) che con il suo timbro evoca all’istante tutto un mondo di melodie, di colori e di profumi, sul terreno barocco delle Quattro Stagioni, piegando il senso del tango verso una musica descrittiva, programmatica che ha l’ambizione di raccontare le stesse sensazioni vivaldiane, ma partendo da un universo di suoni completamente diverso. “Porteño” significa città adagiata su un porto, ma nello spagnolo argentino è anche il patronimico usato per indicare gli abitanti di Buenos Aires. Non solo: il tango, da cui deriva e sgorga la nuova musica di Piazzolla, è “porteño” perché era espressione dei sentimenti di tristezza, nostalgia e dolore degli emigrati, italiani e spagnoli così lontani dalla propria terra.

Miguel Llobet è stato un chitarrista e compositore spagnolo. Allievo di Francisco Tarrega, ha dato un grande contributo all’evoluzione della chitarra e della sua tecnica in senso moderno: armonie innovative, attenzione alla timbrica, composizioni più brevi del passato e recupero dell’antico in chiave moderna comprese le scale pentafoniche. Durante il soggiorno a Parigi nei primi del ‘900, maestri come Stravinskij, Albéniz, Debussy, Manuel de Falla (gli commissionò la prima esecuzione dell’Homenaje de Debussy, 1920) ne parleranno sempre con lodi. Anche Andrés Segovia, il più famoso chitarrista classico di tutti i tempi, guardò sempre con ammirazione all’opera del Maestro Llobet.
La produzione chitarristica di Llobet fu copiosa: oltre una novantina di titoli di cui sessantasei sono trascrizioni.

Django Reinhardt è stato un chitarrista jazz francese. Nasce in una comunità zingara e conduce una vita da nomade fin quando, dopo un girovagare in varie nazioni europee e nordafricane, la sua carovana si fermò alla periferia di Parigi. Dopo aver iniziato una carriera da apprezzato banjoista subì un grave incidente in cui perse l’uso della gamba destra e di parte della mano sinistra (l’anulare e il mignolo furono saldati insieme dalla cicatrizzazione). Ricominciò a suonare una chitarra meno pesante e meno ruvida del banjo e nonostante le dita atrofizzate sviluppò una tecnica chitarristica rivoluzionaria diventando un grande virtuoso. A metà degli anni Trenta Reinhardt e il violinista Stéphane Grappelli formarono un quintetto di soli strumenti a corda la cui musica era eccitante, carica ora di tensione ora di leggerezza, quasi eterea e si aveva come l’impressione che i musicisti, nell’improvvisazione, suonassero come se avessero lo spartito davanti. Egli diventò il più grande chitarrista jazz: nessuno aveva mai improvvisato con altrettanta velocità, fantasia e swing. Nuages è tra le composizioni più famose di Django Reinhardt: è considerata uno standard jazz e il chitarrista stesso ne ha registrate tredici diverse versioni. Al pezzo inizialmente strumentale vennero aggiunte in seguito le parole in francese e inglese. Ne è stata prodotta anche una versione in italiano dal cantautore Pino Daniele.

Toots Thielemans è uno dei più apprezzati armonicisti jazz di tutti i tempi. Egli spaziava indifferentemente fra i più diversi generi musicali senza tradire la sua vena jazz, che lo accompagnò da quando, durante la seconda guerra mondiale, ebbe modo di ascoltare incisioni di Luis Armstrong. Partecipò alla realizzazione di colonne sonore di vari film, divenne noto al pubblico televisivo durante gli anni Settanta e fino agli anni Novanta. Uno dei più apprezzati modelli di armonica cromatica porta il suo nome: la Toots della ditta Hohner.

Billy Strayhorn è stato un arrangiatore, compositore e pianista statunitense, noto per la sua trentennale collaborazione col compositore d’orchestra Duke Ellington per il quale compose e orchestrò molti dei brani che resero famosa la sua orchestra.
Take the A train è uno standard jazz. È ispirato alla linea A della metropolitana di New York, che al tempo collegava Eastern Brooklyn ad Harlem e alla parte settentrionale di Manhattan, connettendo quelli che al tempo erano i più popolosi quartieri di colore. Divenne il pezzo di punta di Duke Ellington e spesso era il primo pezzo eseguito da Ella Fitzgerald nei suoi concerti.

Dizzy Gillespie è stato un trombettista, pianista e compositore statunitense, jazzista e cantante, percussionista e bandleader. Insieme a Charlie Parker fu, negli anni Quaranta, uno degli inventori e delle figure chiave del bebop, uno stile del jazz caratterizzato da tempi veloci e da elaborazioni armoniche innovative del jazz moderno. A Night in Tunisia è uno standard jazz da lui composto insieme a Frank Paparelli. Il brano divenuto un classico è apparso come titletrack in almeno 30 CD ed è incluso in circa 500 album in svariate versioni.

Antônio Carlos Jobim è stato un musicista, compositore e cantante brasiliano. Fu uno degli inventori del genere bossa nova e uno dei protagonisti della musica popolare brasiliana, tanto da essere considerato da molti il più importante nell’ambito della musica popolare e omologo di Heitor Villa-Lobos nel campo della musica colta. In oltre 40 anni di carriera Antonio Carlos Jobim ha scritto centinaia di canzoni e brani musicali. Oltre 250 quelle registrate, oltre 300 se si considerano le canzoni tradotte in altre lingue.

a cura di Francesco Scelzo