Romantico


Robert Schumann (1810-1856)

  • Adagio e Allegro per corno e pianoforte op. 70
    Langsam, mit innigem Ausdruck
    Rasch und feurig. Etwas ruhigert
  • Märchenbilder per viola e pianoforte op. 113
    Nicht schnell
    Lebhaft
    Rasch
    Langsam

 

***

 

Johannes Brahms (1833-1897)

  • Trio in mi bemolle maggiore op. 40
    Andante
    Scherzo. Allegro
    Adagio mesto
    Finale. Allegro con brio 

Elena Faccani

Elena Faccani vince giovanissima il concorso internazionale presieduto da Riccardo Muti, per entrare a far parte stabilmente della fila dei primi violini nell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano.
Nata a Bologna, inizia giovanissima i suoi studi musicali culminati con il conseguimento di due diplomi, entrambi con il massimo dei voti: in violino presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano sotto la guida di G. Polacco e successivamente in viola presso il Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza sotto la guida di C. Pavolini. Ha studiato a Ginevra in Svizzera con Corrado Romano, all’Accademia Chigiana di Siena ottenendo sempre borse di studio e numerosi riconoscimenti tra cui il sostegno agli studi dalla nota associazione torinese “De Sono” e infine concludendo con il diploma di alto perfezionamento musicale all’Accademia “Perosi” di Biella nel corso tenuto dalla celeberrima violinista e didatta Ana Chumachenco.
Ha frequentato masterclass tenute da musicisti quali Franco Gulli e Bruno Giuranna, quest’ultimo è stato suo maestro nei due anni di studi all’Accademia “W. Stauffer” di Cremona.
Ha ottenuto importanti riconoscimenti presso vari concorsi nazionali ed internazionali fra cui il secondo premio alla “Rassegna Violinistica di Vittorio Veneto” ed il premio “Sir Barbirolli” al Concorso Internazionale “Lionel Tertis” riservato al concorrente con il suono più bello.
Prima di entrare a far parte dell’organico dell’Orchestra del Teatro alla Scala, ha frequentato per due anni l’Accademia del Teatro alla Scala avendo modo di suonare come primo violino di spalla nell’omonima orchestra, sotto la direzione di maestri quali Y. Temirkanov e W. Sawallish.
Durante la sua carriera si è sempre dedicata all’attività cameristica prendendo parte a numerose esperienze musicali che l’hanno portata ad esibirsi in tutto il mondo. Fra i numerosi progetti spiccano l’esecuzione di brani tratti dal mondo dell’opera ed eseguiti come violista solista con l’Ensemble dei Cameristi della Scala in diretta da New York per Sky Classica, il Concerto Brandeburghese n. 6 di J.S. Bach nella programmazione dei Concerti Cameristici del Teatro alla Scala, il programma in duo viola e arpa Download Dowland da lei stessa ideato ed il progetto Sheakespeare in Love che comprende musiche da Dowland a Costello trascritte da Giovanni Sollima  per viola e due violoncelli.
Nel 2017 ha fondato un quartetto d’archi al femminile denominato “Le Scaligere”, formato da quattro strumentiste del Teatro alla Scala con le quali si è esibita in numerose occasioni.

Achille Fait

Achille Fait è nato a Rovereto nel dicembre del 1998. Inizia a studiare il corno all’età di 13 anni, dopo aver suonato il pianoforte dall’età di 6 anni.
Nel 2012 inizia a frequentare il Conservatorio “F.A. Bonporti” di Trento, dove si laurea con il massimo dei voti e la lode sotto la guida del M° Vittorio Schiavone. Nel 2017, in seguito all’assegnazione di una prestigiosa borsa di studio, frequenta la Brass Academy di Alicante in Spagna, sotto la guida della cornista Nury Guarnaschelli.
Ha partecipato a numerose masterclass con alcuni tra i più prestigiosi cornisti del panorama internazionale come Froydis Ree Weckre, Josè Sogorb, Danilo Stagni, Sarah Willis e Stefan Dohr.
Ha vinto numerosi concorsi nazionali e internazionali.
In varie occasioni ha suonato con importanti orchestre come l’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, l’Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, l’Orchestra Antonio Vivaldi, l’Orchestra Milano Classica, l’Orchestra Nazionale dei Conservatori Italiani e LaFil- Filarmonica di Milano.
Dall’età di 17 anni inizia a collaborare costantemente con il Teatro alla Scala di Milano suonando in numerosi ensemble scaligeri: Corni della Scala, Cameristi della Scala e Orchestra Filarmonica del Teatro alla Scala. All’età di 18 anni vince il concorso da primo/terzo corno presso la Gustav Mahler Jugendorchester, considerata universalmente una delle migliori orchestre giovanili del mondo.
Ha suonato sotto la direzione di Maestri quali Riccardo Chailly, Peter Eötvos, Sir Jeffrey Tate, Franz Welser-Möst, Vladimir Jurowski, Daniele Gatti e Daniel Harding ed ha avuto modo di suonare con solisti di fama internazionale come Denis Matsuev, Lisa Batiashvili and Daniil Trifonov.
Ha suonato in alcune delle più prestigiose sale d’Europa: Barbican Centre a Londra, Philharmonie de Paris, Teatro alla Scala di Milano, Bartok National Concert Hall a Budapest, Musikverein di Vienna, Elbphilharmonie di Amburgo, KKL di Lucerna e Auditorio Nacional di Madrid.

Claudio Voghera

Torinese, ha studiato con Luciano Giarbella al Conservatorio “G. Verdi” dove si è diplomato con il massimo dei voti e la lode, frequentando in seguito il corso di composizione tenuto da Gilberto Bosco.
Grazie ad una borsa di studio della “De Sono Associazione per la Musica” ha seguito corsi tenuti da Paul Badura Skoda e, per la musica da camera, dal duo Franco Gulli-Enrica Cavallo, da Pierre Amoyal, Alexis Weissemberg e Pavel Gililov; gli incontri determinanti per il suo perfezionamento sono stati quelli con Aldo Ciccolini e con il Trio di Trieste, con i quali ha avuto modo di approfondire il repertorio solistico e quello cameristico studiando nelle Accademie di Biella, Roma e alla Scuola Superiore
Internazionale di Musica da Camera del Trio di Trieste, ottenendo sempre il diploma di merito.
Già durante gli studi in Conservatorio ha coltivato la passione per la musica da camera, diventata la sua principale attività dopo l’incontro con il violinista Francesco Manara con il quale ha formato un duo che lo ha portato a suonare per le principali società concertistiche italiane e, all’estero, in città quali Francoforte, Tokyo e Madrid. A questa formazione è stato assegnato il “Grand Prix de Sonates Violon et Piano” dell’Accademia di Losanna.
Avendo come guide i Maestri del Trio di Trieste, Claudio Voghera non ha voluto perdere l’occasione per affrontare lo splendido repertorio per trio con pianoforte ed ha quindi fondato, insieme a Manara e al violoncellista Massimo Polidori, il Trio Johannes con il quale ha vinto il II Premio al “III Concorso Internazionale di Musica da Camera Premio Trio di Trieste” e il II Premio al “3rd International Chamber Music Competition” di Osaka. Nel maggio 2000 ha effettuato una tournée in Sud America con il Trio Johannes suonando nelle principali sale di Argentina, Uruguay e Brasile.
Grazie alla vittoria al “2001 International Concert Artists Guild Competition” di New York, sempre con il Trio Johannes, ha debuttato alla “Weill Recital Hall” della Carnegie Hall di New York nell’ aprile 2002 e da allora è ritornato regolarmente negli Stati Uniti per importanti tourneé.
Ha suonato per le principali Società concertistiche italiane quali L’Unione Musicale di Torino, Gli Amici della Musica di Padova, Vicenza, Verona, Firenze, Palermo, l’Ama Calabria, la Società dei Concerti di Milano, Mito-Settembre Musica, La Scuola di Musica di Fiesole e il Ravenna Festival.
Ha inciso, con il Trio Johannes, tutti i Trii e i Quartetti con pianoforte di Johannes Brahms per la rivista musicale “Amadeus. Per l’etichetta “Concerto” ha registrato la Sonata di Respighi in duo con Francesco Manara. Nel maggio 2014 ha esordito con il Trio Johannes al Teatro alla Scala di Milano. È in programmazione un nuovo CD con la musica da camera di Maurice Ravel.
Gran parte del suo tempo è assorbito dall’attività didattica; è infatti docente di pianoforte principale e Vicedirettore al Conservatorio di Torino e tiene corsi di perfezionamento in Italia e all’estero.

SCHUMANN – Accanto ai repertori importanti che si rifanno alle grandi forme classiche e per questo occupano il posto d’onore in qualsiasi catalogo d’artista, si trovano spesso altre produzioni nate con intenti propedeutici o sperimentali, che sono pur esse dotate di un valore sufficiente ad imporla all’attenzione e al gradimento dei fruitori. Con questo procedimento Schumann si riprometteva di applicare a talune sue opere cameristiche lo stesso spirito e la stessa logica che avevano governato i suoi pezzi caratteristici per pianoforte.
Questo spiega la particolarità di destinare questi pezzi a formazioni strumentali diverse e intercambiabili. Così le Phantasiestücke sono destinate al clarinetto ma anche al violoncello o al violino; le Märchenerzählungen richiedono anch’esse il clarinetto e in alternativa il violino o la viola, e così via. Si tratta in ogni caso di pagine tutte di squisita ispirazione romantica che attingono con grande capacità suggestiva a immagini del fiabesco, del fantastico, dell’onirico.
Rientrano in quest’ambito i due brani in programma stasera. Il primo, intitolato semplicemente Adagio e Allegro (1848), si può sentirlo indifferentemente affidato all’oboe, al violoncello o al violino, ma è indubbio che l’obiettivo a cui guardava l’autore era il corno nel nuovo modello a tre pistoni, strumento ancora in fase di perfezionamento e in cerca di repertorio, ma impareggiabile per suggestione timbrica e vibrazione sonora. Ad esso si riconosceva di essere uno dei veicoli privilegiati del sentire romantico in quanto espressione di una particolare allure evocativa ed eroica.
I movimenti del dittico si succedono senza soluzione di continuità, il primo impostandosi su un carattere elegiaco, attraverso un’espansione di ampie volute di canto; il secondo materiato di slancio e di energia onde mettere in risalto le caratteristiche di agilità dello strumento protagonista.
A loro volta, i Märchenbilder trovano la loro specificità nel suono pastoso della viola, strumento dalla timbrica discreta e vellutata che meglio di altri sembra vocato ad esprimere soavi atmosfere romantiche.
Questi “quadri fiabeschi” appartengono all’ultima stagione creativa di Schumann e colgono in modo felicemente spontaneo l’intima peripezia dell’immaginazione poetica all’interno di un’aura armoniosa e toccante.
La struttura si presenta in quattro parti: un inizio dolce e nobilmente cantabile che entra subito in atmosfera ed ha un tipico andamento di racconto; uno sfogo energico ed espanso; un altro momento tumultuoso ed appassionato e infine una dolce cantilena dal ritmo cullante che sembra invitare al sonno.

BRAHMS – Nei toni intimistici, chiaroscurali presenti in molte pagine cameristiche di Brahms ravvisiamo il superamento di una certa esuberante tendenza romantica all’espressione come impulso diretto, volto a incarnare slanci eroici o appassionati abbandoni sentimentali, per rivestire invece di sobria poesia le sfumate dimensioni della nostalgia, del ripiegamento riflessivo, del ricordo. La contenutezza dell’espansone emotiva, ricondotta al sostegno e al rigore della forma classica ripensata in modo originale, ottiene il risultato di volgere la ‘confessione’ artistica verso un atteggiamento psicologico più quintessenziato e quasi pudico, che arricchisce il lirico linguaggio brahmsiano di quella tinta smorzata e crepuscolare che con abusato ma efficace termine viene spesso definita ‘autunnale’.
Brahms, in realtà, a differenza dei giovani prorompenti spiriti della prima fase romantica, ci appare con le caratteristiche della persona posata, anche quando, come nel caso del Trio in mi bemolle maggiore, non si trovava che nella prima maturità.
Questo Trio che impiega il violino e il corno costituisce nel suo catalogo l’unico esempio del genere, e per di più, proprio come Schumann, prevedeva anch’esso la sostituzione opzionale del corno con la viola, pur essendo il corno talmente connotato in quelle che sono le sue peculiarità sonore ed espressive da rendere penalizzante tale prassi. Il timbro particolarissimo dello strumento a fiato ritrova nel primo movimento echeggiamenti di scene di caccia o di serenate settecentesche a cui è tradizionalmente associato; ma crea anche colorature dolorose abbastanza inedite in quella profonda pagina che è l’Adagio mesto, cuore emotivo della composizione. Il tono festoso torna nell’Allegro con brio che chiude il lavoro, proponendo accenti popolareschi con passaggi importanti del corno.

Diego Cescotti