Spettri


Ludwig van Beethoven (1770-1827)

  • Trio n. 5 in re maggiore op. 70 n. 1 “Spettri”
    Allegro vivace e con brio
    Largo assai
    Presto

 

***

 

Maurice Ravel (1875-1937)

  • Trio in la minore
    Modéré
    Pantoum. Assez vite
    Passacaille. Très large
    Final. Animé

Hèsperos Piano Trio

«I tre solisti hanno dato l’impressione che oltre non si possa andare nella decifrazione del “mistero musica” e dei suoi segreti di fabbricazione alchemica». Con queste parole Quirino Principe recensiva, nell’ottobre 2009, l’esordio nel segno di Felix Mendelssohn-Bartholdy dei tre musicisti che oggi compongono l’Hèsperos Piano Trio. Da allora una serie di collaborazioni si è susseguita negli anni e ha portato alla costituzione di un trio stabile, attualmente protagonista, con l’integrale dei trii di Beethoven (quest’anno al quarto e ultimo atto), su alcuni prestigiosi palcoscenici italiani. La terza edizione del Mantova Chamber Music Festival ha scelto di dedicare all’Hèsperos Piano Trio un live streaming in hd che ha raccolto pieno consenso (“Eccezionale l’equilibrio sonoro che regnava tra i tre artisti – scrive il critico del Giornale di Brescia – per non parlare della chiarezza, della pulizia tecnica, del naturale scambiarsi le frasi in nome di una musicalità accesa e matura”). Il sodalizio tra i tre musicisti, forte di uno spontaneo e naturale affiatamento, è basato sulla condivisione di percorsi di vita musicale molto diversi, che comprendono una ricca rete di esperienze solistiche, cameristiche, orchestrali e didattiche di livello internazionale.
In seguito al diploma ottenuto con il massimo dei voti e la lode, Filippo Lama affronta un percorso di perfezionamento con rinomati maestri quali Corrado Romano, Paolo Borciani, Franco Rossi, Franco Gulli ed Enrica Cavallo. In formazione di duo violino-pianoforte si aggiudica vari concorsi nazionali ed internazionali e tiene numerosi concerti per importanti festival e società musicali. Effettua regolarmente concerti in varie formazioni cameristiche, realizzando anche apprezzate incisioni discografiche. Docente preparatore e spalla dell’Orchestra del Teatro Olimpico, collabora negli anni come violino di spalla e solista con l’Orchestra da Camera di Mantova, l’Orchestra del Festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo, I Pomeriggi musicali di Milano, esibendosi in importanti sale d’Europa e America. Dal 2007 è direttore artistico e Konzertmeister dell’Orchestra da Camera di Brescia. Dal 1983 è titolare della cattedra di violino al Conservatorio “L. Marenzio” di Brescia.
Stefano Guarino, diplomato in violoncello e pianoforte con il massimo dei voti, è primo violoncello della Camerata Salzburg, collabora nello stesso ruolo con l’Orchestra da Camera di Mantova, ed è primo violoncello-tutor dell’Orchestra “Archi” di Torino, città dove tiene masterclass per l’Associazione “De Sono”. È vincitore di premi nazionali ed internazionali in ambito solistico e cameristico, sia col pianoforte che con il violoncello. È docente di violoncello presso il Conservatorio di Trento. Nell’ultimo triennio è stato invitato in diverse città italiane, tra cui Bologna, Brescia, Bergamo, Mantova, Trento e Varese, per presentare concerti nei quali alterna nello stesso programma composizioni per violoncello solo e per pianoforte solo.
Riccardo Zadra unisce una vasta esperienza professionale come solista e camerista alla passione per l’insegnamento e la ricerca. Il suo repertorio spazia da Bach a Ligeti e comprende l’integrale pianistica di Georges Bizet e Claude Debussy. Ha suonato come solista per importanti istituzioni concertistiche internazionali e con orchestre quali la Symphony Orchestra di Sydney, l’Orchestra Sinfonica del Cile, l’Orchestra della RAI, l’Orchestra da Camera di Mantova, l’Orchestra Sinfonica Siciliana. Vincitore del secondo premio al Sydney International Piano Competition, è docente di pianoforte al Conservatorio di Vicenza. Da molti anni conduce, con Federica Righini, un’originale ricerca sugli aspetti psicofisiologici dell’interpretazione musicale. Nel 2010 l’editore Curci ha pubblicato il loro libro “Maestro di te stesso. Guida pratica alla realizzazione personale e artistica del musicista”.

BEETHOVEN – Beethoven, che aveva inaugurato il suo catalogo ufficiale con un gruppo di tre trii con pianoforte ponendo valide premesse all’affermazione di questo genere non ancora consolidato nella corrente pratica cameristica, vi ritornò una dozzina d’anni dopo con due composizioni notevolissime per scelte formali, contenuto espressivo e originalità d’intenti.
Il Trio in re maggiore op. 70 è strutturato nei tre tempi classici, pur profondamente ripensati nel loro peso specifico e nell’intimo significato che vengono ad assumere nell’economia generale. La calibratura interna è infatti studiata in modo da far gravare decisamente sul movimento centrale l’espressione del ‘messaggio’ più riposto dell’opera, affidando ai due concisi e scattanti tempi estremi l’incarico di opporre un argine razionale alla vaghezza visionaria ed inquietante di quello. Un attento calcolo degli equilibri interni deve aver sconsigliato di far seguire a un momento così insolito ed enigmatico qual è il Largo l’alleggerimento convenzionale del minuetto o dello scherzo, imponendo in sua vece lo sbocco in un Presto finale quale fuoriuscita immediata della coscienza dal mondo inquieto delle ombre al riscatto nella luminosa visione: in questo modo il progetto del Trio si pone in una conseguente logica di ordine rettilineo. La natura del tempo lento, per la quale si è parlato di empito demoniaco e di arcana Empfindung notturna, è quella stessa a cui il lavoro deve il suo titolo. La pagina era stata ideata in origine come commento alla scena delle streghe per un progetto sul Macbeth. Molta della sua indubbia forza evocatrice questo Largo la deve a talune particolarità di scrittura, prima fra tutte la richiesta di un colore sonoro scarnificato e spettrale, che giunge fino al timbro puro. Incisi melodico-ritmici reiterati, tremoli e armonie cupe accrescono il grado di suggestione del pezzo.

RAVEL – Opera matura e autenticamente personale, il Trio in la minore di Maurice Ravel è una pagina che suona perfettamente novecentesca avendo preso le distanze tanto da ogni residuo di romanticismo quanto dalla poetica del colorismo ‘impressionistico’ e flou che ormai aveva fatto il suo tempo. Il problema formale impostosi al compositore era indirizzato all’organizzazione di un’architettura ampia e spaziata che si sviluppasse in libertà di trattamento attraverso l’incessante variabilità degli atteggiamenti espressivi e la ricerca di un’individualità timbrica capace di far risaltare la peculiarità degli strumenti in gioco.
Pur generoso nell’invenzione melodica, il Trio si dispone in un regime di sobrietà di linee che spesso assume il tono di una sorprendente immediatezza lirica ed è veicolo di un’infallibile suggestione evocativa.
Così l’inizio del primo tempo avviene sul tema di una canzone popolare basca dal carattere vagamente onirico, che nonostante alcune accensioni e addensamenti successivi, impronta lo spirito della pagina ad un clima di intimità. La flebile coda, sospesa in fissità fiabesche ove ogni cosa si ammanta di dolcezza e di mistero, è uno di quei momenti magici di cui Ravel possedeva il segreto.
A contrasto, il secondo movimento (Assez vif), è un ritmico scherzo dalla parvenza leggiadra ed elegante che si vale di una struttura piuttosto insolita qual è quella del pantoum, un tipo di lirica malese consistente nell’alternanza metrica di versi pari e dispari in ogni successiva quartina. Note staccate, accenti irregolari, colori vivaci connotano questa pagina spumeggiante di brio e di gioia di vivere.
Il tempo lento (Très large) prende avvio dai registri più gravi del pianoforte e si definisce un po’ alla volta acquistando una solenne compostezza che il colore modale sottolinea ulteriormente: per questo particolare clima e questo incedere posato, non per specifici riferimenti strutturali, la pagina è definita da Ravel una Passacaglia.
Una fantasmagoria di rapidi suoni armonici agli archi annuncia il tempo finale, che si sviluppa su variabili movenze di danza. L’apporto di sonorità sempre più sontuose e stagliate, ormai lontane da ogni logica chiaroscurale, non fa che affermare i caratteri di modernità del Trio, fino a che un tripudio di trilli in acuto si afferma verso la conclusione, sovrastato da un passaggio pianistico in accordi di grande potenza e luminosità.

Diego Cescotti